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A
un anno di distanza dallintervento militare della NATO in
Kosovo, la distanza della memoria collettiva da quellevento
si è fatta abissale.
Sullonda emotiva dellevento (la guerra in Europa, nel
cortile di casa), nel periodo del conflitto lattenzione e
la sensibilità dellopinione pubblica toccarono picchi
altissimi.
Il rapido invecchiamento della cronaca, la velocità con cui
il mondo dellinformazione divora fatti e vicende, ha però
già steso un velo di nebbia sulla questione del Kosovo. Non
solo non si parla più di ciò che realmente la guerra
è stata, ma non si parla nemmeno di ciò che la guerra
ha lasciato dinanzi a sé.
900, proprio nei giorni del conflitto, aveva discusso
sullopportunità di avviare una riflessione storica
su quei fatti. Accanto al giudizio affermativo, sono però
intervenuti in seguito mille ostacoli che, alla fine, hanno fatto
fallire quellipotesi.
Qualche brandello di quei primi contatti era però intanto
arrivato sul tavolo della rivista: un commento accorato, denso di
passione, di padre Angelo Cavagna, una bella intervista allo storico
tedesco Hans-Ulrich Wehler, che analizza da studioso la questione
ma prova anche a immaginare scenari futuri e una riflessione sulluso
della storia (e degli storici) da parte della politica giuntoci
dalla Serbia, scritto da una giovane studiosa, Dubravka Stajanovic.
Lintervista di Wehler è pubblicata sul secondo numero
di 900; gli altri materiali sono invece inediti.
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